Il decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507, ha operato un’ampia decriminalizzazione e in particolare ha ricondotto a illecito amministrativo la maggior parte dei reati previsti dal codice della strada. All’interno di tale riforma, per la quasi totalità dei predetti illeciti decriminalizzati, il decreto ha disposto l’inammissibilità del pagamento in misura ridotta, aggiungendo il comma 3-bis all’articolo 202 del codice della strada e, nel contempo, l’applicazione del fermo amministrativo del veicolo, ovvero, in caso di “reiterazione”, la sua confisca amministrativa. Infine, aggiungendo l’articolo 8-bis nella legge 24 novembre 1981, n. 689, ha definito il nuovo istituto della reiterazione delle violazioni (amministrative).In questo quadro di modifiche appare chiaro che, in conseguenza della decriminalizzazione degli illeciti del codice della strada in particolare, il legislatore si sia preoccupato di disporre un’adeguata sanzione amministrativa pecuniaria, commisurata alla gravità del fatto che in precedenza costituiva reato, nonché di escludere la possibilità del pagamento in misura ridotta e di rendere applicabile un’ulteriore sanzione amministrativa accessoria a violazione amministrativa che, nel caso di reiterazione della violazione (amministrativa) definita con le stesse modifiche, è costituita dalla confisca amministrativa.
Tale sistema, per quanto riguarda la guida senza patente o nei casi per i quali comunque si applicano le sanzioni dell’articolo 116, comma 13 e comma 18, è rimasto pressoché inalterato sino all’entrata in vigore del decreto legge 3 agosto 2007, n. 117, poi convertito con modificazioni dalla legge 2 ottobre 2007, n. 160, che ha ricondotto le ipotesi previste dall’articolo 116, comma 13, nell’ambito penale, mentre nulla ha innovato rispetto al comma 18 del medesimo articolo…
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