L’Autorità Nazionale Anticorruzione ha “dispensato” un nuovo parere (fasc. n. 872/2025 del 11 marzo 2025) – sostanzialmente simile a quelli in argomento espressi in altre occasioni – che non brilla certo per novità o particolare coraggio interpretativo e che, sostanzialmente, rimette alle amministrazioni interessate il compito di adottare, ove ritenuto di necessità, le misure anticorruzione necessarie a garantire, nel caso concreto di cui all’immediato prosieguo, la assoluta imparzialità dell’attività amministrativa.
Viene chiesto all’ANAC un parere in ordine alla possibile sussistenza di una ipotesi di conflitto di interesse, per la presenza di uno stretto rapporto di parentela, tra un funzionario titolare di posizione organizzativa o di elevata qualificazione (nel caso di specie, fra l’altro posto al vertice della struttura burocratica di riferimento in qualità di comandante del servizio di polizia locale) ed un istruttore, agente di polizia locale sottoposto (termine non certo elegante, ma che sta ad indicare la sussistenza di un ben preciso rapporto di subordinazione gerarchica) al medesimo ufficio, legati da rapporto di parentela in linea verticale (genitore/figlio).
In altri termini viene chiesto se sussista conflitto di interesse tra padre e figlio posti nella stessa struttura gerarchica ove tra i due intercorra – anche con ruoli diversi da quello rappresentato nel caso di specie – un rapporto di gerarchia e, in caso positivo, quali accorgimenti protettivi dovrebbero essere, se del caso, adottati.
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Conflitto di interesse “parentale” nella polizia locale
Parere Anac Autorità Nazionale Anticorruzione fasc. n. 872/2025 del 11 marzo 2025
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